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Associazione Speleologica “Speleum” Gonnosfanadiga
Uscita n° 589 Domenica 26 Febbraio 2006 d.c.
Gruppi partecipanti:
Speleum di Gonnosfanadiga n° partecipanti 3
GSF di Flumini n° partecipanti 4
Nella speleologia quando s’incontra un confine è solo per oltrepassarlo…in questa domenica di fine febbraio ci siamo dedicati con solita solerzia, di chi freme dentro con la speranza di trovare in una diaclasi scovata la settimana precedente, una vera grotta ancor meglio una prosecuzione comunicante con “Su Mannau”.
Purtroppo nella frenesia di partire per una nuova scoperta non mancano gli inconvenienti e c’è
chi lascia a casa gran parte del materiale essenziale per proseguire un lavoro.
Dopo vari e faticosi tentativi ci si prepara per entrare, c’è un po’ di riluttanza perché il passaggio è molto stretto, Daniela è scettica e si prepara per calarsi. Livio e Carlo con mirabile operosità fanno da sicura, ma lei non si sente affatto tranquilla e s’arrende….”è il momento d’Emanuele ma è troppo teso e abbandona, tocca a me, la mia statura e la piccola stazza mi favoriscono scendo legata alla maillon rapide, braccia in alto faccio fatica a voltarmi da una parte all’altra, mi sposto sulla mia sinistra, c’è uno spuntone ma procedo, l’ambiente si fa ampio, c’è stillicidio, ci sono due pozzi e regna un’imperturbabile quiete; mi fermo e aspetto che arrivi qualcuno ma nonostante i ripetuti tentativi Dani non passa, nemmeno Emanuele e così pure Marco che lascia cadere il suo bandana. Da su mi chiedono cosa vedi? Io rispondo con la voce tremante: “per il momento non riesco ad intravedere qualcosa che mi faccia pensare ad un’altra dimensione”… E così il mio pensiero scivola via verso il momento in cui si diceva di partire per trovare il nulla, come ogni volta, alla partenza per ogni spedizione. Ma oggi era diverso, tutto intorno a me era condito dalle emozioni, dalle voci, e dal gocciolare dell’acqua che lentamente s’infrangeva sulla superficie del mio casco rosso fuoco… come l’ardore che mi faceva forza per recuperare quel pezzo di stoffa vicino ma altrettanto lontano dalle mie possibilità. Il cuore batteva forte e di lato il tessuto era lì disteso che prima di me aveva calcato la roccia vergine, lui prima di me più leggero e più sottile aveva attraversato l’impercettibile.
Si, la mia emozione era veramente forte e mi calavo per cercare il contatto che mi avvicinasse al bandana indaco. Scavando sulla superficie sento qualcosa che mi fa pensare alla vita che continua attraverso una cavità non definita, forse qualcosa che non so descrivere tanto bene, qualcosa di morbido, di ruvido, di sabbioso.
Sento di essere vicina alla scoperta di una luce nel buio, qualcosa che apre il mio desiderio in due volontà. La volontà di recuperare il bandana con più semplicità rispetto allo scoprire la novità con notevole sforzo fisico-emotivo.
Devo dire che dentro la mia mente il conflitto diventava sempre più aspro, i volti nascosti da sorrisi e la tristezza per un obbiettivo non raggiunto si scontravano. Con tanta delusione risalgo lenta, attaccata alla roccia per rallentare la forza impressa dalla corda che mi rapiva da quel luogo, dove forse sarei rimasta legata per sempre con il ricordo….
Ciò che mi rimane è che loro hanno visto l’invisibile con i miei occhi, hanno sentito i silenzi e il gocciolare costante dell’acqua con le mie orecchie e solo io serberò per sempre la prima emozione di chi si addentra in un luogo inesplorato. Una porta dentro le stanze del mio cuore si è spalancata e non rimane che scrivere……